La Sfida di Facebook per il 2019: la Pubblicità su WhatsApp

C’è una buona e una cattiva notizia per tutti gli utilizzatori di WhatsApp. La cattiva è che arriverà presto la pubblicità su WhatsApp, la buona è che la pubblicità non sarà presente all’interno delle conversazioni private, almeno per adesso.

WhatsApp nata come piattaforma di instant messaging senza costi e senza pubblicità è attualmente utilizzata da oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo.  Nel 2014 è stata acquistata da Facebook per 22 miliardi di dollari con la promessa che avrebbe mantenuto per 5 anni la piattaforma libera da pubblicità. I 5 anni sono passati ed adesso dopo la creazione dei profili business dedicati alle aziende si fanno i primi passi per monetizzare l’investimento.

Dopo aver introdotto il customer support via chat, cioè la possibilità per le aziende di offrire supporto ai propri clienti via Chat WhatsApp, funzionalità che secondo il Wall Street Journal prevede per le compagnie un addebito tra gli 0,5 e i 9 centesimi a messaggio e che in fase di test ha coinvolto oltre 100 compagnie tra cui Singapore Airlines, Wish, e Uber, adesso Facebook punta a monetizzare l’App con l’introduzione della pubblicità.

La pubblicità sarà introdotta nel primo trimestre del 2019 e sarà visibile per adesso solo nella sezione status. La notizia è stata anticipata da Brian Acton su Forbes, cofondatore di WhatsApp, e confermata da Luca Colombo, Country Director di Facebook Italia, intervistato dalle agenzia stampa a margine dell’EY Digital Summit. La pubblicità dovrebbe essere molto simile a quello che già avviene per le Instagram stories e il discover in Snapchat, la differenza rispetto a questi social però è il numero limitato dei destinatari, attualmente la percentuale di utenti di WhatsApp che visitano frequentemente la sezione “Stato” è molto inferiore al 50%.

Nei prossimi mesi Facebook dovrà affrontare quindi una importante sfida: monetizzare una piattaforma nata prevalentemente per conversazioni private e come nonprofit in un contesto cambiato, cioè con una maggiore sensibilità degli utenti ed attenzione di alcune istituzioni verso la privacy e l’uso dei dati dopo gli scandali di Cambridge Analytica e della scansione delle email da parte di alcuni email service provider come Yahoo!. Dovrà trovare da una parte una soluzione pubblicitaria “non intrusiva”, né graficamente né nell’utilizzo del dato, garantire l’adeguato rispetto della riservatezza delle conversazioni, ma dall’altra dovrà rendere interessante WhatsApp per gli inserzionisti garantendo la “qualità” del dato, cioè la profilazione del target.

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